Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

domenica 16 agosto 2009

GLI ANTICHI VIVONO ANCORA NELLE NOSTRE CELLULE ORFICHE



QUELLO CHE HANCOCK, BAUVAL, ICKE & CO. NON CAPIRANNO MAI

Ammettiamo per un momento che esista un bizzarro pianeta, Magonia, dove vivono nello stato naturale uomini come noi, dotati però di una caratteristica straordinaria: con la loro immaginazione danno forma a se stessi ed al loro ambiente, e sono essi stessi in piccola parte oggetto dell’immaginazione altrui. Intorno a dove vivono, la natura sembra fatta apposta per loro, oppure sono loro che sembrano fatti apposta per la natura che hanno intorno. Vivono in gruppi e danno ai loro corpi le caratteristiche che meglio gli consentono di godersi la vita nell’angoletto di mondo in cui si trovano a vivere. Immaginano continuamente se stessi in rapporto a ciò che gli sta intorno, e creano con la loro sola immaginazione manufatti analogici per ricavare il potere e la conoscenza degli animali, le piante ed i minerali che desiderano. Se vogliono scavare una galleria nella roccia più dura basta che pensino al buco, ed il buco si apre senza grande sforzo. Così seppelliscono i loro morti importanti, e li seppelliscono insieme agli oggetti più cari, affinché l’anima non ne dimentichi la forma, e possa seguitare a pensare quegli oggetti anche nel nuovo mondo, sebbene ad una vibrazione e dimensione diversa. Così spostano pietre pesantissime col solo sforzo della mente, costruiscono monumenti giganteschi, e fanno queste cose per appagare una spinta interiore. Farli e poi guardarli da lontano gli dà benessere. Se vogliono andare in luoghi lontani, per esempio per procurarsi un’erba medicinale che da loro non cresce, basta che si concentrino e poi partono rapidissimi nella direzione voluta. Chi li ha osservati afferma che in un attimo scompaiono dalla vista, e che ottengono questo risultato… riducendo la distanza. Con la concentrazione mentale e producendo un suono adeguato riescono a ridurre il paesaggio a dimensioni miniaturizzate, così che, se si mettono a correre o vanno in canoa, hanno l’impressione di viaggiare velocissimi mentre il suolo gli scorre sotto senza sforzo. Chi ha fatto quest’esperienza racconta che sembra di andare in aeroplano però si tocca terra. Il rapporto con la terra è integrale, e la terra offre un’enorme varietà di cibi che è sufficiente raccogliere. La qualità più sorprendente degli abitanti di Magonia è quella che gli consente di modellare con la mente se stessi ed il mondo che li circonda.
Convivono con animali che sembrano fatti apposta per assolvere certe funzioni adatte all’uomo. Hanno una farfalla incapace di vivere all’aperto, né tanto meno volare, la cui funzione è solamente quella di produrre miriadi di specialissimi bruchi, attrezzati per produrre la miglior fibra tessile conosciuta. E poi hanno creato degli animali che leggono il pensiero di chi li conduce, come fanno i cani da pastore nel nostro mondo, ed hanno modellato insetti, uccelli, erbivori e pesci per produrre benessere in cento modi diversi. Tutto senza sforzo, con naturalezza. Per la mediazione con il regno minerale – la terra – quegli uomini hanno inventato animali potentissimi, dotati d’infinita pazienza e dolcezza, che si rendono utili al resto della natura persino con gli escrementi - non si butta niente.
Magonia offre altre sorprese ad uno che viene da una qualsiasi delle nostre città. Esiste – tutti ne vedono gli effetti – un misterioso meccanismo che collega i coltivatori dei campi con l’aspetto del paesaggio, ossia con l’aspetto che quegli stessi campi possiedono se sono osservati da un chilometro o più di distanza. La campagna coltivata mediante gli animali appare così gradevole e salutare, che per molti la parola “campagna” è sinonimo di vacanza.
Possibile che sia solo l’applicazione mentale e manuale di quegli strani uomini a modellare il paesaggio? La vita è ideazionale e plastica a tal punto? Qualcosa di simile alle colline marchigiane, coltivate a gradoni, oppure alle risaie in collina di tutto l’Oriente asiatico. Si sa che a Magonia la bellezza sta nel paesaggio, non nella mente degli uomini che lo guardano, perché esistono anche paesaggi che nessuno guarda, come quelli in pianura, che solo se andassi con l’aeroplano potresti vederli, ma nel pianeta di Magonia l’aeroplano non lo desidera nessuno.

Gli osservatori arrivati dal nostro mondo hanno constatato che questa creatività naturale si manifesta dove le persone vivono in gruppi spontanei, i branchi, le tribù e – forse perché gli piace tanto stare insieme – quegli uomini tendono a fare dei nidi comuni per abitare, paesi dove vivono anche molte centinaia di famiglie. I nidi sono belli, quasi come quelli degli animali sociali, e cambiano di forma da una zona all’altra. Questo dimostra che la varietà dei nidi che quegli uomini costruiscono è il risultato di una scelta creativa quasi illimitata, mentre tra gli animali sociali, come i calabroni e le api, lo schema del nido e rigidamente fisso dovunque questi insetti s’incontrino, come gli alberghi Holiday Inn nel nostro mondo o i self service del “nefast food” presenti ovunque.
Osservando l’enorme diversità di quei nidi vien voglia di pensare che ciascuno è il frutto di una libera scelta, forse per armonizzarsi meglio con il paesaggio. Ma libera scelta di chi? Procedendo per esclusione, gli osservatori terrestri sono arrivati a considerare l’idea di base del branco, secondo la quale esso si comporta come un solo individuo quando sceglie la forma da dare al suo nido. E lo strano che gli abitanti di Magonia sanno tutte queste cose per istinto, senza averle mai imparate – come se possedessero un codice cognitivo olistico – e nessuno, mentre costruisce un muretto o apre una finestra nella sua abitazione, pensa minimamente all’aspetto finale che avrà l’intero nido quando sarà guardato da grande distanza – una mente non collocata fisicamente potrebbe avere una visione globale del tutto. La forma del nido piace a tutti, ma nessuno sa di essere proprio lui con i suoi gesti, l’artefice insieme a tutti gli altri di tanta bellezza.

Gli osservatori terrestri hanno concluso che in quel felice pianeta pensa a tutto il branco, o se volete la comunità, anche alla salute dei membri. E siccome la comunità non ha un cervello fisico per pensare, gli osservatori hanno dedotto che il pensiero del branco, quello che modella il paesaggio, è costituito dal puro e semplice fatto che tutti gli abitanti sono in qualche modo collegati insieme. E siccome non si vedevano collegamenti materiali e sensoriali ordinari, parlarono di mana o sede del pensiero puro, cioè generato da una mente impalpabile e affermarono che il potere della comunità sta nella sua realtà, vallata per vallata, e che il potere di immaginare il mondo sta tutto nella mente. La mente vive di pensieri, dissero e decisero di fare degli esperimenti con la gente pilotandone i pensieri. Avevano scoperto che il potere degli abitanti del pianeta Magonia poteva essere pilotato, come tutti i pensieri degli altri, e immaginarono che un giorno sarebbero arrivati ad impossessarsi di quel potere. Decisero di tenere il segreto più assoluto su questa scoperta.

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